mercoledì 21 ottobre 2015

Sette giorni dopo

Un pomeriggio d'ottobre.
C'eravamo solo io e te, su una panchina all'ingresso dell'ospedale. Ti sei accorto della bottiglia di Coca Cola che avevo in mano, ma ti mancava la forza per parlare. Me l'hai indicata con un gesto incerto. Mentre sorseggiavi, l'altro tuo figlio avvicinava la macchina all'ingresso.

Insieme ti abbiamo accompagnato nel tuo ultimo viaggio verso casa.
E poi ancora per tre giorni, con te e con quella tua ostinata lucidità che non ti ha mai abbandonato fino alla fine, fino a quel mattino d'ottobre, sette giorni fa, fino a quell'attimo di terrore e stupore.

Ti cerco da qualche parte, là fuori, lontano, in un altro angolo di quest'universo che non ha una fine e non ha un inizio. Ma poi ti ritrovo sempre qui, accanto, pronto a rispondermi con quel mezzo sorriso e quello sguardo ironico che hanno già detto tutto. Prima del fiume di parole che verrà.