venerdì 27 marzo 2015

Il dibbuk e lo spirito di un mondo perduto

Esattamente cento anni fa, Konstantin Stanislavskij (proprio lui, quello del metodo) si vide presentare uno strano testo scritto da un personaggio ancor più strano: Sh. An-ski (1863-1920).
Cresciuto nella Vitebsk ebraica (proprio lei, la città dei quadri di Chagall), Shloyme Zanvl Rappoport se n'era andato via a soli diciassette anni per diventare uno scrittore col nom de plume An-ski; ci riuscì, ma in quarant'anni fece in tempo a diventare anche un operaio, un attivista politico, un esule in Europa occidentale in fuga dalla polizia zarista, un giornalista, un etnografo e infine un esule in Polonia in fuga, stavolta, dai bolscevichi.

Il dramma in quattro atti da lui presentato al Teatro d'Arte di Mosca alla fine del 1915 è essenzialmente una storia d'amore tra due giovani, il povero Khonen e la ricca Leye; ma non è una storia d'amore qualunque, perché al centro della vicenda c'è la leggenda del dibbuk, lo spirito di un morto che prende possesso del corpo di un vivente.
Stanislavskij, dopo aver dispensato sapienti consigli per la definizione dei personaggi, approvò il testo per la messa in scena; ma i programmi furono sconvolti dagli eventi successivi alla Rivoluzione d'Ottobre: An-ski, che era membro del Partito Socialista Rivoluzionario, fu costretto alla fuga in seguito alla conquista bolscevica, trovando rifugio prima a Vilna e poi a Varsavia.

martedì 24 marzo 2015

Analfabetismo funzionale e fondamentalismo meridionalista

Chi non circola in bici sarà messo alla gogna.
O perlomeno questo è ciò che ho capito (flickr/raffaespo).
Come funziona l'analfabetismo funzionale? Eccone un esempio.

Antonio Polito, in un'intervista al TG1, ci ricorda che la disoccupazione nel Mezzogiorno e la schiavizzazione dei migranti costituiscono una piaga infetta di cui l'Italia non si fa carico.
Concetto semplice semplice espresso con parole chiare chiare. Ma i fondamentalisti napoletani cosa capiscono? Qualcosa come «il Sud è una piaga infetta».

E subito parte la polemica della settimana, con insulti al limite del bullismo, ipotesi di complotto dei media che vanno ben oltre la paranoia, minacce di boicottaggi avanzate senza timore del ridicolo, risposte che vorrebbero essere pungenti, controrisposta di Polito costretto a spiegare ciò che già era chiaro, contro-controrisposte che vorrebbero essere ancora più pungenti, fino all'accusa suprema: Polito è “campano di nascita ma non nel sangue”.
Questa cosa l'ho letta davvero in un articolo di VesuvioLive; e secondo l'accusa, immagino, se Polito non potrà dimostrare la purezza di sangue risalendo almeno fino all'anno 1800 (facciamo anche 1750) sarà condannato a tacere per sempre sul Meridione.

Per chi ha dubbi, qui c'è il video dell'intervento di Polito al TG1.

venerdì 6 marzo 2015

Mosul, Nimrud e le teste di gesso

Il re di Israele Yehu si inchina di fronte al re assiro Salmanassar III.
Dall'Obelisco nero di Nimrud (British Museum. Foto: Steven G. Johnson).
Oggi leggiamo da alcune fonti che le rovine della città di Nimrud (la Calach di Genesi 10:11), sulle rive del Tigri nel nord della Mesopotamia, sono state rase al suolo dai bulldozer.
Indipendentemente dalla possibilità di verificare la notizia, domani, secondo lo schema a cui siamo abituati da una quindicina d'anni, saremo travolti da una valanga di articoli e commenti secondo cui non è vero nulla, è tutta un'invenzione e si tratta solo di gesso.
Perché ne sono tristemente sicuro?
Torniamo indietro di qualche settimana, al momento in cui un gruppo di uomini armati di martelli e videocamere ha descritto al mondo la propria originalissima idea di visita al museo.