sabato 21 febbraio 2015

Il sale della terra

Sebastião Salgado e Wim Wenders in una scena del film.
Potreste andarlo a vedere aspettandovi un documentario che parla di un fotografo. E in superficie lo è.
Ma lentamente, mentre il mondo vi scorre davanti agli occhi attraverso gli scatti di Sebastião Salgado, vi renderete conto che questo film è molto di più: è un’epica monumentale narrata con voce sommessa, è la storia dell’avventura umana su un piccolo pianeta meraviglioso e crudele, è il racconto dello splendore e dell’immensità del mondo, è la denuncia della ferocia autodistruttiva di cui è capace l’uomo.
La biografia di un osservatore del mondo riesce a trasmettere tutto questo senza mai dover ricorrere a un accenno di celebrazione. Perché il pieno valore della testimonianza emerge spontaneo dal tono intimo di una lunga intervista al maestro, montata su primi piani, spezzoni di filmini familiari, riprese sul campo e, soprattutto, sulle sue immagini in bianco e nero di una bellezza sobria e maestosa.
Senza rendervene conto, condividerete il suo stupore di fronte alla bellezza del mondo e lo seguirete nella discesa tra gli orrori dell’umanità; accompagnerete il vecchio che torna a vivere nella fazenda dell’infanzia, sentirete la sua frustrazione di fronte a quei luoghi, irriconoscibili da quando la foresta è diventata deserto, e comprenderete la scelta del silenzio.